Domenica 19 aprile, all’interno della XXII Festa Internazionale della Storia, abbiamo partecipato ad una lezione di storia particolare: quella dedicata al lutto.
Ogni società, infatti, esprime un diverso rapporto con la morte, e questo rapporto varia a seconda delle fasi storiche, sia nel modo di sentire che nelle manifestazioni esteriori.
Seguendo questo filo, con Manuela Capece abbiamo ripercorso i mutamenti tangibili in Certosa, partendo dalle semplici lapidi, di piccolo formato e conformi ai dettami napoleonici, in memoria delle prime sepolture del 1801. Passando dalla fase in cui il cimitero di Bologna diventa attrattiva per viaggiatori e artisti di tutta Europa, siamo arrivati alle profonde modifiche causate dall’epidemia di colera, alla rappresentazione borghese del lutto, e allo stravolgimento sociale e culturale conseguente alle due guerre mondiali, fino al moderno campo dove, sempre più di frequente, vengono disperse le ceneri dei nostri defunti.
Durante questa lezione su lutto e società, abbiamo ricordato: Maddalena Brunini e Giuseppe Sarti (esedra campo V), Germano Sibaud (Colombario), Giuseppe Majani, (Chiostro VII), Pietro Loreta (Galleria tre Navate), Cesare Beau e la famiglia Pezzoli Paglia (Galleria degli Angeli), i caduti della I guerra mondiale (Chiostro VI), e i Partigiani del monumento Ossario (campo ospedali); la conclusione è avvenuta nel (campo di dispersione delle ceneri (Giardino delle Rimembranze).
Le foto sono di Francesca Affinito, di Arti Visive / Amici della Certosa.