L’incontro di domenica 17 maggio ha offerto alcuni spunti di riflessione su un tema al quale ci si riferisce attualmente in termini sempre più problematici, quello del lavoro: lavoro che non c’è, lavoro mal pagato, lavoro che uccide.
Ma con Mirtide Gavelli abbiamo conosciuto persone che guardarono al lavoro con occhi diversi: attività e impegno vissuti con orgoglio, ricerca di un’eccellenza; non alienazione, ma realizzazione di un progetto, così importante da affidare la loro memoria eterna alla raffigurazione dell’attività alla quale si erano dedicati in vita, con perizia e dedizione.
Abbiamo così visitato le tombe di importanti industriali (Giuseppe Minganti e Gilberta Gabrielli, Edoardo Weber), e di chi ha rivoluzionato l’industria delle automobili (Alfieri Maserati); di chi ha fatto dell’artigianato un’arte (Gaetano Simoli il fabbro, Paolo Atti il fornaio, Luigi Facchini il sellaio), o di coloro che hanno dedicato la propria professione ad aiutare gli altri (Gualberta Alaide Beccari giornalista femminista e mazziniana, Genunzio Bentini avvocato socialista, Gioacchino Malaguti medico), e poi la cella di Carlo Pizzirani, cavaliere del lavoro. A conclusione del giro, ci siamo fermati davanti alla tomba Capi Gatti, dove il bel rilevo mostra impresario e dipendenti impegnati fianco a fianco nel laboratorio di cartotecnica.
Poche le donne, eppure con ruoli decisivi nelle imprese familiari, tanto da sostituire il marito, in caso di necessità, e continuare l’attività con successo.
Le foto dell’evento sono di Gianluca D’Elia e Lucia Vanghi.