Biografie svelate – Enrica Gotti Filopanti

”Gentile Sig.ra Enrica Gotti, con la presente siamo onorati di informarla che la Giunta Comunale ha
disposto di intitolare il tratto del nuovo viale compreso tra le Porte San Vitale e Zamboni al suo illustre
e compianto consorte Quirico Filopanti, certi di farle cosa gradita etc etc…. “


e poi vogliono raccogliere negli archivi dell’Archiginnasio i carteggi privati di Quirico “…a costituire
un fondo che perpetui, ad uso dei futuri studiosi, la testimonianza di una vita spesa a favore della
scienza, della cultura, della elevazione delle masse popolari… “


va bene, basta così…Io cerco di dimenticare, la città invece vuole ricordare


è destino che l’ombra di Quirico mi insegua fino ai miei ultimi giorni.


Solo l’ombra sia ben chiaro, perché di lui in carne ed ossa si persero le tracce fin dal primo anno di
matrimonio…l’esilio dapprima vissuto come una dura necessità divenne presto una vocazione.


A consolarmi doveva bastare la sua fama, vissuta di riflesso, come il riverbero di un’eco… con gli
obblighi conseguenti per una moglie, che ci si attendeva devota a una personalità così elevata, stimata
e conosciuta da tutti.


Me lo spiegavi a modo tuo, in una delle rare lettere dall’esilio londinese


Da mettere in cornice questa lettera, ad ammonimento delle future spose


…E qual’è il vero interesse di ogni donna – mi scrivevi, eravamo già separati da un decennio – se non amare il proprio marito. […] Io sono una persona “singolare”:.. posso stare perfino senza di te. Tu invece non puoi stare senza di me. […] non sei una donna comune, ma in fin dei conti sei pur sempre una donna… …l’unica che io abbia mai amato in questa vita.
E mi dicevi amore mio sii paziente e rassegnata…un futuro migliore sta spuntando sopra di noi, ma non è ancora sul punto di sorgere…”


ma il nostro futuro non sarebbe mai sorto, A te interessava il destino dell’umanità, non il nostro.


E cosa ne potevo sapere io ancora bambina, quando l’ ho visto comparire nella nostra casa di famiglia,
nella campagna di Budrio, per fare il precettore dei miei fratelli?


Era un uomo brillante, sicuro di sé e del suo posto nel mondo, e quando dispensava pillole di
conoscenza per sorprendermi, era gioco facile affascinare una ragazzina curiosa dei fatti della vita,
della città, del mondo degli studenti


Dopo quell’estate tornava a farci visita, e nelle conversazioni a tavola ci faceva partecipi dei suoi
successi negli studi: i corsi di teologia, poi abbandonati per gli studi scientifici, la prestigiosa laurea in
matematica e filosofia, poi anche quella in ingegneria


Noi non ce ne rendemmo subito conto, ma il giovane di umile origini e di belle promesse che la
Partecipanza di Budrio aveva sostenuto agli studi fino all’Università, stava diventando il Preg.mo
Professor Giuseppe Barilli…


La prima delle sue trasformazioni, mi viene da pensare adesso.


Nelle sue visite ci descriveva le sue invenzioni, i congegni idraulici per regolare le acque dei canali ed
evitare rotte e inondazioni nelle nostre campagne …e ci faceva intuire, insieme al suo crescente
prestigio, la sua concretezza, l’affidabilità, la dedizione al bene comune…


E così quando sono diventata una giovane donna, e lui da tempo ormai mi manifestava le sue
intenzioni, era come tutto fosse preordinato: è stato un attimo dire di sì…e trovarsi risucchiata nel
vortice.


Sì perché nel frattempo lo stimato Professor Giuseppe Barilli era già diventato il Filopanti, e sapete
cosa vuol dire il nuovo nome che si era scelto? Filopanti in greco vuol dire “colui che ama tutti” (e
come potevo sapere io, in quel “tutti” , quale parte aveva riservato per me?)


Poi non gli bastò proclamare il suo credo nell’amore universale, no, e prese anche il nome di Quirico,
in memoria dei fasti dell’antica Roma, mi disse…solo dopo compresi che era un richiamo alla Roma
antica e repubblicana, contrapposta alla Roma papalina : un nome di battaglia insomma, che preludeva
allo scontro imminente.


Era l’estate di quel fatidico 1848, ci eravamo appena sposati, ricordo che ero intenta ad arredare le
nostre stanze nella casa paterna di via Belmeloro, pensavo a come eravamo fortunati ad abitare così
vicino alla tua ambita Università, dove ti avevano finalmente chiamato ad insegnare.


Ma il clima in città stava diventando infuocato, e non era certo il caldo estivo: l’opposizione al papa
delle speranze tradite, Pio IX, i moti di piazza, l’arrivo degli austriaci, ti vedevo rientrare a casa tutto
scarmigliato, con gli occhi spiritati…fino al giorno in cui facesti irruzione come un tornado ad
annunciarmi che eri stato eletto rappresentante di Bologna nell’Assemblea Costituente della
Repubblica Romana.


Non ci fu tempo di pensare, di fermarsi a riflettere… senza che quasi me ne rendessi conto eravamo a
Roma insieme, preda dei fervori rivoluzionari, tu dapprima segretario e ispiratore della Assemblea
Costituente, a dettare principi di ispirazione socialista che sembravano azzardati ai più…


Poi nei giorni della sconfitta, ultimo paladino di fronte all’arrivo dei francesi, mentre tentavi di fermare
il generale Lamarre con i tuoi appelli alla libertà dei popoli, ai principi della costituzione francese… io
mi prodigavo ancora da infermiera per curare i feriti di quell’inutile e gloriosa battaglia, e non ricordo
nella fuga precipitosa come fu che ci perdemmo, tu a preparare in fretta e furia le poche cose da mettere
in una sacca da viaggio, mi urlavi che non era prudente fuggire insieme…mi ritrovai in mano un
biglietto con gli indirizzi di chi mi avrebbe aiutato, ci saremmo reincontrati per strada di lì a pochi
giorni…


in una lettera all’amico Giordani – l’amico Giordani a volte mi sembra l’unico vero legame tra noi che
ha resistito nel tempo – all’amico Giordani scrivevi “ arrivato a Livorno, ebbi la consolazione di sapere che la mia Enrica era giunta in buona salute in seno alla sua famiglia”, ecco la data 30 agosto 1849, quel giorno forse mi hai pensato ancora come tua moglie, come la madre della bambina che doveva nascere…ma non mi hai detto che stavi partendo per l’America, che non ci saremmo più rivisti…


Nelle prime lettere dal New Jersey ero ancora tua moglie, o almeno la madre della tua bambina, e mi
chiedevi “scrivi a lungo della figlioletta, della quale, cosa dura, ho ancora da apprendere il nome “ e non sapevi, e io non ebbi cuore di rivelarti, che la bambina non c’era più, sopravvissuta solo pochi giorni dopo la nascita… forse presentivo che questa amara notizia ci avrebbe separati per sempre…


Quando poi ti hanno espulso anche dagli Stati Uniti e ti sei rifugiato a Londra, ne ho avuto la
conferma, ora non c’era più un oceano a separarci, ma non mi hai invitato a raggiungerti… accennavi
piuttosto alle difficoltà, che passavi da una ospitalità all’altra, alla precarietà economica…e io mi
sfogavo col comune amico Antonio Giordani della mia triste situazione “Purtroppo le ultime lettere di
Filopanti, benchè più lunghe, più amorevoli, non han fatto che peggiorare il male recatomi col suo lungo primiero silenzio…Ella non sa tutta l’amara trafila di dispiaceri che mi ha fatto provare Filopanti fin dalla mia infanzia…”


Io lo sapevo che tu non mi pensavi neanche più, avrei poi scoperto che eri tutto preso dalla stesura di
quella tua opera visionaria in cui confluivano scienza e conoscenze arcane, alla ricerca dello spirito
della storia universale, Miranda la intitolasti: “cose meravigliose finora sconosciute”… Osservando il
cielo e studiando la storia cercavi il legame tra i movimenti delle stelle e le vicende umane, scoprivi il
disegno divino premonitore dei nostri destini, e regalavi all’umanità intera una bussola per non perdersi
nel mare della storia.


Ma noi, noi che ci eravamo già persi?


Rare amare lettere hanno scandito quei dieci anni del lungo esilio… poi siccome tutte le peripezie
hanno fine, ecco a una nuova svolta della storia, il tuo rientro a Bologna, ma non certo per
ricongiungerti a me, no, casomai mi fossi di nuovo illusa, ecco riaccendersi il tuo forsennato impegno
nel dibattito politico dell’Italia unita, le levate di scudi antimonarchiche a compromettere la tua carriera
universitaria, le lezioni pubbliche di astronomia con cui cercavi di mantenerti, le tue battaglie per
diffondere l’istruzione popolare, la fondazione della Società Operaia, volevi “spezzare il pane della
scienza al popolo”


ancora più triste per me essere così ignorata, con te tornato presente a tutto campo sulla scena della
nostra città, che ti ammirava e ti riconosceva come portabandiera delle istanze popolari.


Così fui io questa volta a partire per l’Inghilterra, a scegliere la mia strada … fu uno scatto d’orgoglio
femminile? o l’esito dei tuoi velati suggerimenti, quando casualmente mi raccontavi delle tue
conoscenze londinesi?..comunque sia, è lì che ho scoperto la mia tardiva vocazione, visto che per tanti
anni avevo studiato l’inglese, pensando di raggiungerti nelle tue lontananze, e mi ero scoperta portata
per lo studio delle lingue, e poi anche per l’insegnamento.


Londra è stato il momento della mia emancipazione, è stata dura, ma me la sono cavata, mi sono
lanciata, come quella volta nel comitato di accoglienza per l’arrivo di Garibaldi. Non avevo mai fatto
un discorso pubblico, presa dall’entusiasmo così a braccio, davanti a una folla, il giorno dopo lo
riportavano tutti i giornali


poi a Londra ho conosciuto e frequentato persone importanti, negli ambienti anglo-italiani, famiglie in
vista, come i Rossetti, i Bonomi,.., insegnando l’italiano ai loro figli mi sono guadagnata da vivere…e
mi sono fatta apprezzare…


Così sono passati altri 10 anni, avvincenti all’inizio…poi lentamente le cose si sono presentate per
quello che erano…una donna sola, non più giovane, con pochi mezzi, indipendente sì ma legata non si
sa perché a un uomo lontano…


proprio così, una moglie abbandonata… Alla fine prevalse la nostalgia di casa


E Quirico – sarà stato un rimorso di coscienza? – che si sente ancora responsabile e tra una conferenza
e l’altra nei suoi bagni di folla lamentandosi del suo stato di indigenza – per forza, disinteressato com’è
da sempre al denaro – si dice preoccupato di non potermi mantenere, e si dà da fare con le autorità
cittadine per farmi assegnare una degna occupazione: insegnante di inglese nella neo istituita Scuola
Superiore Femminile…era la prima scuola pubblica, voluta e finanziata dal Comune, che consentiva
alle giovani ragazze di coltivare i propri talenti, di misurarsi con se stesse.


Alla fine questa è stata l’unica cosa giusta che Quirico ha fatto per me: sì, sono stata contenta di aver
insegnato l’inglese per vent’anni alle ragazze, anche se non mi ricorderanno per questo.


Ricorderanno Quirico con il suo nome a uno dei nuovi viali, quelli sorti al posto delle vecchie mura
appena abbattute… abbattute per dare aria alla città vecchia, soffocante e tutta chiusa in se stessa.


Un giusto riconoscimento, chi più di lui ha ampliato gli orizzonti di questa città guardando oltre gli
oceani e fino alle stelle?


Ma anch’io ho fatto la mia parte


Le lettere che mi hai mandato le lascerò alle donne di domani, per spronarle a uscire dalle case,
spalancare le porte, abbattere le mura,… l’ultima Penelope sono stata io… smettete di aspettare ragazze,
uscite a trovare la vostra strada nella vita.