(Ad Alta Voce 2025, testo e lettura di Marina Zaffagnini)
Dimentichiamoci per un momento delle intitolazioni delle strade cittadine; è probabile che pronunciando il nome di Augusto Righi il vostro primo pensiero vada al Liceo Scientifico vicino a Porta Saragozza.
Anche un altro istituto, qui a Bologna, è dedicato a Righi: l’Istituto di Fisica dell’Università, in via Irnerio 46. Istituto inaugurato nel 1907, da Righi fortemente voluto e di cui fu direttore fino al 1920, anno della sua morte.
E in effetti Augusto Righi, bolognese DOC, è stato un grande scienziato, un provetto matematico, un geniale sperimentatore, nonché un efficace divulgatore e un mentore per giovani ricercatori.
Ma se di lui sapete poco o nulla, se magari l’avete sentito nominare di sfuggita solo in relazione a Guglielmo Marconi, non sentitevi in colpa. So per esperienza personale che anche per molti studenti di Fisica di un po’ di anni fa, Righi era poco più di un nome sulla porta dell’Istituto e un busto davanti all’ingresso con attorno delle panchine su cui ci si sedeva a chiacchierare.
Insomma, il ruolo che ha avuto negli sviluppi della “nuova fisica”, termine introdotto proprio da Righi nel 1912, è stato un poco dimenticato.
Magari leghiamo molti di questi sviluppi a nomi che troviamo in tutti i libri di testo perché immortalati da equazioni, unità di misura, effetti o modelli descrittivi. Eppure spesso quegli stessi sviluppi devono qualcosa ad Augusto Righi. Non fosse altro che perché, oltre a portare avanti ricerche originali, Righi riprendeva e riproduceva esperimenti effettuati da altri, rivedeva l’assetto sperimentale, migliorava gli strumenti e questa sua attività immancabilmente produceva nuove conoscenze. Basti dire che quando improvvisamente muore sta concludendo un articolo dal titolo “Sulla teoria della relatività e sopra un progetto di esperienza decisiva per la necessità di ammetterla”.
Dimostrazione tangibile dell’importanza del lavoro di Righi è certamente questo libro, “Augusto Righi, un fisico nel mondo della ricerca”.

Rappresenta l’ultima fatica del professor Giorgio Dragoni, che con il suo lavoro di ricerca decennale, ha avuto il merito di riportare alla luce i contributi significativi di Righi alla ricerca scientifica ed anche le anticipazioni.
Leggo da pag. 30
Il livello dei suoi contributi fu giustamente considerato tra i più alti del tempo e le sue pubblicazioni furono accettate in tutte le principali riviste italiane e straniere. La fiducia dei colleghi (anche non italiani) nelle sue capacità fu tale da eleggerlo quasi a giudice supremo di controversie scientifiche. Ne è testimonianza l’opinione di Corbino che, nella commemorazione di Righi ai Lincei, lo definì il “fisico più eminente che abbia avuto l’Italia dall’epoca di Alessandro Volta”. Il Presidente della Royal Society scrisse in data 22 Giugno 1920: “Il professor Righi fu uno dei più illustri membri stranieri della Society”. La Royal Institution lo definì “…un pioniere in molte branche del progresso scientifico che durante i cinquanta anni trascorsi aprì una nuova era nella ricerca fisica …”. Singolare, ma significativo, che Vladimir Ilyich Ulianov (più noto con lo pseudonimo di Nicolaj Lenin) lo indichi come “…il celebre fisico italiano…” .
Immagino che solo quest’ultimo nome vi avrà fatto rizzare le orecchie.
Purtroppo, o forse per voi per fortuna, per inquadrare i riferimenti a Righi in “Materialismo ed empiriocriticismo”, testo di Lenin del 1909, mi ci vorrebbe un mezzo pomeriggio (anche perché prima dovrei capirli).
È innegabile, però, che le capacità e lucidità di Righi nell’illustrare gli sviluppi della ricerca scientifica nel campo della fisica subatomica, abbiano avuto un impatto anche nel dibattito filosofico del tempo.
E parlando di tempo, non ne abbiamo a sufficienza per fare un elenco dei contributi che lo resero, in vita, uno scienziato famoso. Volevo almeno scegliere un paio delle anticipazioni in campo tecnologico che Dragoni raccoglie nel suo libro ma poi ho optato per un’altra cosa che ho scoperto, sempre grazie a Dragoni. Non so se avete presente quelle foto in cui si vedono una trentina di scienziati in posa, tra cui spicca Marie Curie in quanto unica donna. Sono foto fatte in occasione dei Congressi Solvay.
Ecco un esempio

Bene, nel 1918 Righi fu chiamato a fare parte della Commissione Solvay e a contribuire all’organizzazione del Congresso del 1921.
Nessun italiano aveva mai partecipato ad un Congresso Solvay, né, tanto meno, fatto parte della Commissione.
Purtroppo Righi muore improvvisamente nel 1920. Altrimenti questa foto, che si riferisce proprio al Congresso Solvay del 1921, sarebbe stata così

Insomma, anche se la sua celebrità è andata scemando negli anni, Augusto Righi è stato di certo fondamentale per la rinascita della scienza in Italia e a Bologna in particolare.
Non stupisce quindi che nel 1905 venne nominato senatore del Regno e che poco dopo la sua morte Bologna abbia voluto onorarlo intitolandogli una strada.
Questo pezzetto della storia della toponomastica/odonomastica bolognese è piuttosto interessante. Ora vediamo qualche data.
- Righi muore il 6 giugno 1920.
- Il 31 ottobre il Partito Socialista Italiano vince le elezioni comunali.
- Il 21 novembre, prima dell’insediamento della nuova Giunta, c’è la strage di Palazzo d’Accursio: il governo della città passa nella mani di un commissario prefettizio e tale rimarrà fino alle elezioni del 21 Gennaio del 1923.
- Il 20 di gennaio del ‘23, un giorno prima delle elezioni, un decreto commissariale decide per l’intitolazione a Augusto Righi della via Mascarella “dal suo inizio fino alla vecchia Porta”.
- Il 4 marzo si insedia il nuovo sindaco di Bologna, il fascista Umberto Puppini.
- Il 24 marzo c’è la successiva tornata del Consiglio Comunale e all’ordine del giorno troviamo:
Revoca del decreto del 20 gennaio e la proposta di dare il nome di Augusto Righi alla piazza davanti al Teatro Comunale, mancante di una propria specifica denominazione.
Ma il sindaco pospone la discussione alla riunione successiva, che si terrà il 20 aprile.
- il 20 aprile troviamo infatti all’ordine del giorno :
Proposta di cambiare il nome di via Repubblicana in quello di Augusto Righi, e ciò a modificazione del decreto commissariale 20 gennaio u. s. col quale veniva intitolata al nome del compianto illustre scienziato la via Mascarella, dal suo inizio fino alla vecchia Porta
Viene data lettura della motivazione. Ecco uno stralcio che fa riferimento a via Mascarella e al criterio di non modificare i nomi storici delle vie.
“ Ma il criterio di mutare il meno che sia possibile le denominazioni e indicazioni dei luoghi non pare tuttavia possa fare ostacolo o possa comunque essere invocato per quanto riguarda un’altra via bolognese, assai più centrale, quantunque non lontana: l’attuale via Repubblicana. La denominazione di questa strada è la prova tipica della caducità e del rapido avvicendamento delle infatuazioni e correlative fortune delle parti politiche. Il nome di « Repubblicana» fu infatti imposto alla via, sulla fine del 700, alla costituzione del regime rivoluzionario francese, per mascherare ai nuovi dominatori venuti d’oltre Alpe il vecchio tradizionale nome della via che era quello di « Imperiale » ”
Interessante che si faccia riferimento alle “fortune delle parti politiche”, dato che la Via Repubblicana torna, sì, ad essere Via Imperiale, forse già al tempo del Regno d’Italia sotto l’egida di Napoleone imperatore, ma dal 1848 torna nuovamente ad essere via Repubblicana e da quel momento il toponimo resiste al pontificato di Pio IX, all’Unità d’Italia sotto i Savoia e alla rivoluzione toponomastica degli anni ’70 dell’Ottocento. Non so voi, ma io immagino che quel “Repubblicana” dovesse dare un po’ fastidio ai fascisti, sembrando forse nome ingrato verso quel Re che, solo qualche mese prima, aveva letteralmente consegnato l’Italia nelle mani di Mussolini.
Al contrario della proposta votata nel Novembre del ’23 per la collocazione di un busto di Righi nel Pantheon della Certosa, proposta che viene accettata all’unanimità, il cambio di nome a via Repubblicana vede 21 contrari, 4 astenuti e una maggioranza risicata di solo 28 a favore.
Uno dei contrari, l’avvocato Manaresi, in sede dello stesso Consiglio suggerisce che ad Augusto Righi vada piuttosto intitolata “la più bella, la più grande delle vie di Bologna nuova”.
Viene risposto che la Giunta rispetta la regola di non modificare i nomi storici ma si tratta di una eccezione e che “dopo questa, che ha carattere così eccezionale, non si faranno più proposte del genere”.
A onor del vero credo che la promessa venga sostanzialmente mantenuta, ma immagino unicamente perché non ci sono entro le mura nomi storici, e sottolineo storici, che diano fastidio.
Ma in chiusura alla nota toponomastica, mi pare divertente ricordare che la via Berretta Rossa, non tanto lontana da qui, poté mantenere il suo nome solo dopo un arrovellamento sul quell’aggettivo “Rossa”.
Insomma, e qui cito una delibera del ‘34,
“a seguito di ricerche storiche opportunamente disposte, è risultata scevra da significato politico e tanto meno sovversivo”